Il blog di Euro Service Group | 8 maggio 2026

La vicenda della Transizione 5.0 nel 2026 è una delle più tormentate del panorama normativo italiano degli ultimi mesi. Migliaia di imprese avevano investito in beni strumentali digitali e in efficienza energetica, avevano presentato regolarmente la domanda al GSE e ricevuto la conferma tecnica di ammissibilità, salvo poi scoprire che i fondi erano esauriti. Una situazione di blocco che ha generato proteste durissime da Confindustria e Confartigianato, e che ha spinto il Governo a intervenire due volte in rapida successione: prima con il Decreto Fiscale (DL n. 38/2026) di marzo, poi con il Decreto Carburanti-bis di aprile. In questa guida vediamo cosa è successo, cosa spetta oggi alle aziende coinvolte, quali sono le scadenze operative da rispettare e cosa cambia con il nuovo regime dell'iperammortamento per gli investimenti dal 2026 in avanti.
Per capire il presente, è necessario ricostruire brevemente cosa è accaduto nella seconda metà del 2025. Il Piano Transizione 5.0 — introdotto dall'art. 38 del D.L. 19/2024 — era il principale strumento di incentivo agli investimenti produttivi per il biennio 2024-2025: un credito d'imposta dal 35% al 45% su macchinari, software digitali e impianti per l'efficienza energetica, condizionato al conseguimento di un risparmio energetico certificato.
A novembre 2025 il quadro si è improvvisamente complicato. Il 6 novembre 2025 il GSE ha comunicato l'esaurimento delle risorse disponibili. Nonostante ciò, le prenotazioni sono rimaste aperte fino al 27 novembre 2025, con la promessa che sarebbero state gestite in ordine cronologico in caso di disponibilità di nuove risorse. Molte imprese — che avevano già completato o quasi completato gli investimenti — hanno quindi presentato la comunicazione preventiva in questo periodo, ricevuto la validazione tecnica dal GSE e poi atteso. Invano: i fondi non sono arrivati.
Queste imprese sono quelle che vengono oggi chiamate, con un termine ormai entrato nel linguaggio tecnico, gli "esodati" della Transizione 5.0. Aziende che hanno rispettato tutte le regole, completato gli investimenti, ottenuto le certificazioni — e si sono trovate senza credito d'imposta per pura ragione di capienza.
Il primo intervento normativo è arrivato il 27 marzo 2026 con il Decreto Fiscale (DL n. 38/2026), entrato in vigore il 28 marzo. L'articolo 8 ha riconosciuto alle imprese esodatesi un credito d'imposta compensativo, ma con una misura che ha scatenato reazioni molto dure da parte delle associazioni di categoria.
La misura prevista dal Decreto Fiscale era la seguente: le imprese in lista d'attesa avrebbero ricevuto un credito pari al 35% dell'importo del credito d'imposta originariamente richiesto — non dell'investimento effettuato. La distinzione è cruciale e più penalizzante di quanto il numero suggerisca: per un'impresa che aveva diritto al 45% sull'investimento, il 35% di quel 45% significava nella pratica un recupero effettivo di appena il 15,75% della somma investita.
Il plafond complessivo stanziato era di 537 milioni di euro per il 2026, recuperati dalla dotazione di 1,3 miliardi prevista dalla Legge di Bilancio. I restanti 763 milioni venivano quindi accantonati, con il Governo che si impegnava a valutare risorse aggiuntive in sede di conversione parlamentare del decreto.
La reazione di Confindustria, Confartigianato e AssoESCo è stata immediata e durissima: il termine utilizzato è stato "taglio retroattivo lesivo del principio del legittimo affidamento". Il Governo ha convocato per il 1° aprile un tavolo di confronto con le categorie produttive, dal quale è arrivata la seconda e decisiva svolta.
Anche nella formulazione originaria del Decreto Fiscale, le scadenze operative erano molto compresse. Il meccanismo previsto era il seguente:
Una caratteristica importante del credito: non è soggetto ai limiti ordinari di compensazione. Sono esclusi il tetto annuale di 250.000 euro nel quadro RU, il limite generale di 2 milioni di euro per la compensazione F24 e il blocco in presenza di ruoli superiori a 1.500 euro. Il credito non concorre inoltre alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF, IRES e IRAP — neutralità fiscale piena.
A seguito del tavolo di confronto del 1° aprile e della forte pressione delle associazioni di categoria, il Governo è intervenuto nuovamente con il Decreto Carburanti-bis, che ha cambiato sostanzialmente i termini della questione per gli esodati della Transizione 5.0.
Il credito d'imposta riconosciuto alle imprese in lista d'attesa è stato portato dall'iniziale 35% all'89,77% dell'importo originariamente richiesto, corrispondente a circa 1,3 miliardi di euro complessivi — l'intera dotazione originariamente prevista dalla Legge di Bilancio 2026, in sostituzione dei 537 milioni inizialmente stanziati dal Decreto Fiscale.
Le condizioni di accesso rimangono le stesse già definite dal Decreto Fiscale:
Anche in questo caso il credito non è soggetto ai limiti ordinari di utilizzo e non concorre alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi e dell'IRAP. Restano esclusi dal beneficio gli investimenti in impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinati all'autoconsumo e i sistemi di gestione dell'energia.
Mentre si chiudeva la questione degli esodati, il quadro normativo per i nuovi investimenti si è già trasformato. Dal 1° gennaio 2026, il credito d'imposta Transizione 5.0 non è più in vigore: è stato sostituito dall'iperammortamento, introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 e poi modificato dal Decreto Fiscale.
Il nuovo iperammortamento si distingue dal credito d'imposta per una differenza sostanziale nel meccanismo: invece di un credito diretto sull'imposta, consente alle imprese di maggiorare il costo fiscale di acquisto dei beni strumentali — materiali e immateriali interconnessi al sistema aziendale — realizzando un risparmio d'imposta attraverso deduzioni più elevate.
Le novità introdotte dal Decreto Fiscale sul nuovo regime dell'iperammortamento sono due, entrambe rilevanti:
È utile distinguere con chiarezza le diverse categorie di imprese coinvolte, perché le situazioni e le azioni necessarie sono molto diverse tra loro.
Per chi è coinvolto nella vicenda degli esodati o sta pianificando nuovi investimenti, queste sono le date operative più importanti:
C'è un aspetto della Transizione 5.0 che merita una riflessione più ampia, perché riguarda non solo i beni strumentali in senso stretto, ma il modo in cui le aziende gestiscono i propri edifici e le proprie infrastrutture.
Il requisito centrale del piano — il risparmio energetico certificato — non si raggiunge soltanto sostituendo macchinari o installando software industriali. Si raggiunge anche attraverso una gestione più intelligente degli impianti esistenti: climatizzazione, illuminazione, riscaldamento, ventilazione. Impianti che nelle aziende sono spesso sottoposti a manutenzione discontinua o gestiti in modo reattivo — ovvero si interviene solo quando si rompe qualcosa — invece che con un approccio preventivo e programmato.
La differenza tra una manutenzione impianti reattiva e una preventiva si misura direttamente sui consumi: un impianto di climatizzazione non revisionato regolarmente consuma fino al 30% in più rispetto a uno correttamente manutenuto. Un sistema di illuminazione non ottimizzato spreca energia e abbassa la qualità percepita degli ambienti di lavoro. Piccole inefficienze che si sommano, diventano significative su scala annua e, nel contesto normativo attuale, possono fare la differenza tra il raggiungimento o meno delle soglie di risparmio energetico richieste per accedere agli incentivi.
È in questo contesto che il contributo di un partner specializzato nella gestione degli ambienti aziendali diventa rilevante anche sul piano degli incentivi fiscali. Euro Service Group offre alle aziende servizi strutturati di energy management: monitoraggio dei consumi, audit energetici, ottimizzazione delle prestazioni degli edifici e supporto nella gestione degli impianti tecnici.
Attraverso la manutenzione programmata degli impianti — elettrici, termici, di climatizzazione, idraulici e antincendio — ESG aiuta le aziende a mantenere le proprie infrastrutture in condizioni di efficienza ottimale, riducendo i consumi, abbassando i costi operativi e creando le condizioni per poter certificare il risparmio energetico richiesto da strumenti come la Transizione 5.0 e il nuovo iperammortamento.
Per le imprese che stanno pianificando investimenti nel triennio 2026-2028 e vogliono massimizzare le agevolazioni disponibili, il punto di partenza non è solo il macchinario da acquistare: è la qualità della gestione del patrimonio impiantistico già esistente. Ed è qui che il facility management integrato di ESG può fare la differenza concreta — non solo come servizio operativo, ma come contributo strategico alla competitività aziendale.
La vicenda della Transizione 5.0 nel 2026 insegna qualcosa di importante: gli incentivi fiscali alle imprese sono strumenti potenti, ma fragili. I fondi si esauriscono, le regole cambiano, le finestre operative si stringono. Per le imprese esodatesi, l'arrivo del Decreto Carburanti-bis con il credito portato all'89,77% è una buona notizia — ma richiede comunque attenzione alla scadenza del 31 dicembre 2026 per la compensazione F24.
Per chi invece guarda al futuro, il nuovo iperammortamento triennale (2026-2028) offre una finestra di pianificazione più stabile e senza il vincolo Made in UE. Ma sfruttarlo al meglio richiede di costruire già oggi le condizioni operative — a partire dall'efficienza energetica degli edifici e dalla qualità della gestione impiantistica — che rendono gli investimenti non solo agevolabili fiscalmente, ma realmente efficaci sul piano produttivo.